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28/07/2017, 21:38



Pietre:-il-corto-di-“Corbino”-e-“Italia-nostra”-per-riscoprire-l’identità-di-Augusta


 Pietre: il corto di “Corbino” e “Italia nostra”



AUGUSTA - L’antico cinematografo e l’arte moderna della ripresa in digitale si sposano in Pietre, cortometraggio proiettato lo scorso venerdì sera, dopo una prima presentazione del lavoro avvenuta il 5 maggio scorso, presso i nuovi locali parrocchiali della chiesa di San Giuseppe Innografo, al Monte, che don Giuseppe Mazzotta ha messo ancora una volta a disposizione della collettività. Il sacerdote si è detto "contento di poter ospitare tutti i giovani che sono protagonisti del loro ambiente".In collaborazione con la sezione cittadina dell’associazione "Italia nostra", con la regia del videomaker augustano Luca Musumeci, nel film si susseguono le immagini a colori di una città nitida, non del tutto volta a scomparire, se tutelata, e si descrivono i borghi del mito e della leggenda augustana durante i giorni della Pasqua, tra gli anni Trenta e Quaranta dello scorso secolo, il tutto in un’originale cornice entro cui si trovano ricordi storici e conoscenza attuale.Ma protagonisti assoluti del progetto partecipante al concorso scolastico nazionale dal titolo "Le pietre e i cittadini", bandito da "Italia nostra" e supportato dal Miur e dall’Istituto dell’enciclopedia italiana fondato da Treccani, sono stati gli studenti della 3ª A dell’Istituto comprensivo "Orso Mario Corbino" di Augusta. Già lo scorso 2 luglio, presso il circolo ufficiali della Marina Militare "Vandone", erano stati premiati per la riscoperta e la valorizzazione del proprio territorio attraverso il corto, e venerdì sera sono quindi tornati al centro della scena.La serata è stata introdotta dalla docente Jessica Di Venuta, in qualità di presidente della sezione di "Italia nostra", e dalle letture di antichi racconti accompagnati musicalmente al pianoforte dalla professoressa Giovanna Passanisi e vocalmente dai giovani volontari iscritti all’associazione: Roberta Blancato ha letto Il crocifisso dei forti, Manuela Di Franco, Maria Rita Gigliottino, Giulia Vitale hanno interpretato attraverso gesti e parole il mito L’arte di vulcano, con Gabriele Valenti per il service audio-video, e Silvio Milano, Riccardo La Ferla, Iolanda Palmi e Federica Spinali come assistenti tecnici.Poi, via le luci per una location da cinema all’aperto e spazio al ciak. Tutto ha inizio la quarta domenica di Quaresima e si conclude il Venerdì santo di molti anni dopo. La recitazione attenta e spontanea lega in un unico filo conduttore due diverse generazioni: quella di Micu, un nonno affettuoso, in fin di vita e all’epoca solo un bambino con le sue avventure, e quella della nipote, una ragazzina dei nostri tempi. La storia è un flashback che in venti minuti viaggia dagli occhi morenti dell’anziano (interpretato da Gianni Alderuccio) ai ricordi della tipica infanzia augustana, spensierata nella corsa tra i vicoli stretti delle vie principali, fino alla spiaggia incontaminata sotto la chiesa della Grazie. Dall’orto dove si soleva alimentare il "cuttigghiu" familiare, il protagonista Micu (Carlo Baudo) e suoi due piccoli amici Maria e Bastiano (Olga Cosentino e Matteo Bonaccorso) fuggono a gambe levate dalla "Serramonaca", che portava la falce e il cesto delle uova, per trovarsi poi immersi nel cuore della città, meravigliati dalla scoperta dei beni culturali e naturali di Augusta. Allora passano in rassegna Torre Avalos, i Forti Garcia e Vittoria, il Castello Svevo, l’Hangar e infine le Saline, zone oggi protette, all’epoca invece fonte economica di primaria importanza.Il giovanissimo Carlo Baudo, nei panni del protagonista da bambino, ha recitato per la prima volta e ci ha rappresentato il valore di questa esperienza vissuta insieme ai compagni di classe: "Ci siamo sentiti liberi di giocare con le pietre e l’argilla, alle Grazie, senza usare i cellulari, scoprendo cose che non conoscevamo. Mi ha colpito e incuriosito moltissimo la storia della Serramonaca che spaventava i ragazzini. Sono contento di aver scelto io stesso il mio ruolo, credo che mi piacerebbe tanto far l’attore da grande". Mentre il navigato Gianni Alderuccio ha confidato alla platea: "Recitando mi sono reso conto di molti dei mali del nostro tempo. Uno scienziato una volta ha sottolineato la causa principale dei nostri tempi: la gente non ha più valori e vive in maniera piatta. Noi siamo esseri viventi, apparteniamo alla natura ma attorno a noi v’è solo cemento, asfalto e rifiuti e io avverto ancora il desiderio verde, di un ritorno al passato". Continuando, nel ruolo della nipote, la giovanissima Aurora Erriquez che, catapultata così nel passato, diviene testimone di ogni pietra su cui si edificano ancora, seppure diversi e abbandonati, i luoghi in cui si era svolta l’adolescenza del nonno.Augusta, con i suoi misteri che riaffiorano e tradizioni suggestive, partorisce nuovi, giovani talenti per cui la sceneggiatura redatta dallo stesso regista Luca Musumeci, dalle docenti Jessica Di Venuta e Guendalina Sciascia, quest’ultima referente del progetto per l’istituto "Corbino", sembra essere stata stesa apposta per loro. "Le riprese sono cominciate nel gennaio di quest’anno e sono durate sino a marzo", ci ha spiegato Luca Musumeci, "e dando il mio contributo a "Italia nostra" ho potuto dar forma a un’idea a cui pensavo spesso, tempo addietro. Scrivendo insieme la sceneggiatura e le parti, non in dialetto ma in italiano, richiamando solo gli accenti locali, abbiamo cambiato la veste al progetto iniziale che doveva realizzarsi solo mediante musica e video". Musumeci, a nome del trio che ha redatto la sceneggiatura, ci ha voluto rivelare: "Ci siamo accorti di aver fatto bene: proprio il dialogo fa emergere una perfetta unione tra passato e presente, una simbiosi che culmina nel simbolismo della scena finale. La croce, ai cui piedi siedono il fantasma del nonno scomparso da un lato e la nipote viva e presente accanto, vuole rappresentare la morte e la rinascita, il margine tra passato e futuro da abbattere, per permettere ancora la riscoperta di un’antica educazione e di vecchie usanze a noi ragazzi di oggi".Le docenti Di Venuta e Sciascia hanno infine tenuto a ringraziare don Mazzotta, per la disponibilità costantemente dimostrata verso le iniziative rivolte ai ragazzi e alla città, e anche la dirigente scolastica del "Corbino" Maria Giovanna Sergi, per il ruolo fondamentale assunto perché il progetto prendesse avvio. Quindi la piacevole sorpresa della proiezione del video del divertente backstage del cortometraggio.L’obiettivo di un simile, impegnativo e riuscito progetto scolastico si può esprimere attraverso le dichiarazioni rese dalle due docenti. Guendalina Sciascia, che insegna storia dell’arte, ha affermato che "tale concorso è stato una scintilla per i nostri alunni, grazie alla quale hanno potuto osservare, pietra su pietra, i monumenti della città" e che "mettendo insieme le nostre idee forse abbiamo lasciato loro un seme da piantare ancora qui, forse li abbiamo aiutati a conoscere le loro qualità prima ancora della storia e a convincerli a restare e a non farli allontanare da un luogo che ha tanto bisogno di loro". A confermare il medesimo fine, in conclusione, Jessica Di Venuta ha asserito: "Spesso i nostri giovani sono costretti a cercar lavoro fuori casa. Augusta vive questo dramma. Eppure la tenacia di chi resta può rivivere ancora. Questo corto, che racchiude in sé il valore essenziale della parola "paesaggio", ha rappresentato per noi la sintesi della relazione uomo - ambiente. Come associazione abbiamo così voluto trasmettere, con il nostro operato sempre attivo, la storia e la mitologia che stanno dietro ogni angolo di questa meravigliosa città che tutti, ogni giorno, dovrebbero riscoprire".


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